Furto reliquia Wojtyla, proseguono ricerche dei frammenti mancanti

polizia

Le ricerche dei frammenti mancanti della reliquia di Giovanni Paolo II “stanno proseguendo con la task force della polizia scientifica ed il cane molecolare, specializzati nella ricerca di tracce ematiche”. Lo ha detto il dirigente della squadra mobile Maurilio Grasso porecisando che i tre indagati “sono stati molto collaborativi, indicando subito il punto dove avevano seppellito gli oggetti sacri sottratti. Ma si sono liberati della reliquia a Tempera, nell’area parcheggio di un Map (modulo abitativo provvisorio, ndr) dove abita uno di loro, dopo aver rotto il vetro che la conteneva. Grasso ha quindi sottolineato che “il risultato e’ stato possibile perche’ si inserisce nella campagna di contrasto da tempo avviata dalla questura contro i reati sul patrimonio posta in essere dalla quarta sezione della squadra mobile. La tecnica e’ quella di svolgere un’attivita’ puntuale anche su piccoli furti, e proprio nelle indagini relative ad uno di questi si e’ arrivati ai 3 giovani, ciascuno con un proprio lavoro. L’idea di sottrarre il reliquiario – spiegato iol dirigente – si e’ consumata proprio perche’ uno di loro e’ elettricista ed aveva svolto dei lavori nell’area della chiesa, e collegandosi con il palo dell’enel, e’ riuscito a fare luce all’interno e ad impossessarsi degli oggetti. Poi si e’ allontanato con il complice, mentre il terzo li aspettava in auto ad Assergi. Si tratta di ragazzi che saltuariamente fanno uso di stupefacenti, e sono dediti a questi piccoli reati senza ulteriori particolari finalita’ criminose”. Il capitano dei carabinieri Roberto Ragucci, comandante del Nucleo informativo del reparto operativo, ha aggiunto che il comando provinciale dell’Arma, “dall’inizio dell’indagine, non ha trascurato nessuna pista: nell’immediatezza dei fatti – ha ricordato – ha infatti organizzato un battuta con piu’ di 50 carabinieri nei pressi del santuario, proprio nella convinzione che i ladri avrebbero potuto disfarsi della refurtiva li’ intorno”. Infine in questore Rizzi ha evidenziato “il frutto di un lavoro investigativo di base che e’ stato impostato in citta’, rendendola piu’ sicura. Grazie ad un lavoro serrato, e silenzioso dell’attivita’ di intelligence, che fa da sfondo a quella piu’ visibile delle pattuglie – ha concluso – e’ stato possibile raccogliere elementi probatori che hanno dato presto i loro frutti”.

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