La storia del borgo di Civita di Bagno

Cattedrale

Cattedrale

Incastonata come una perla nella conca aquilana, alle pendici del Monte di Ocre e posta di fronte alla splendida cornice della catena del Gran Sasso, sorge tra i suoi due laghi (San Raniero e San Giovanni) il borgo di Civita di Bagno. Abitata dall’antico popolo italico dei Vestini e nota col nome di Forcona, Civita di Bagno fu colonia romana, le cui tracce sono ancora visibili sul versante del Colle Moritola, dove si erge una domus dall’architettura complessa e reticolata su vari livelli. La posizione geografica privilegiata fece di Forcona una delle più importanti città commerciali ed agricole del territorio: degli antichi splendori, rimangono anche i resti di una cattedrale. L’antica basilica di San Massimo (così chiamata perché custodiva le ossa del Martire che fu gettato dalla rupe di Fossa) sorse intorno al 1060, sulla struttura di una precedente chiesa probabilmente bizantina. Divenne sede della prima diocesi del territorio per volere del Vescovo Raniero (divenuto poi santo) fino al 1257, quando Papa Alessandro V trasferì la sede vescovile nell’appena sorta Città dell’Aquila. Della cattedrale, s’intravedono ancora le absidi e la necropoli, mentre della facciata è rimasta la torre campanaria, voluta dal Vescovo Gualtiero per la Città di San Massimo (Civitas Sancti Maximi). Si racconta che nel 1413 l’autorità ecclesiale dell’epoca, fece traslare nella cattedrale aquilana le reliquie di San Raniero di Forcona e quelle di San Massimo Levita. Ritenutisi defraudati di un loro diritto, gli abitanti del borgo minacciarono di morte la stessa autorità ecclesiale, che fu così costretta a riconsegnare i resti di uno dei due santi: le reliquie di San Massimo rimasero nella cattedrale aquilana, mentre le altre tornarono nella cattedrale che assunse il nome di Basilica di San Raniero. Forte ancora oggi l’affetto che lega la popolazione di Civita al suo santo protettore, vescovo “buono” che amministrò con dedizione la sua diocesi. Viene festeggiato l’ultima domenica di giugno e partecipano tutti i borghi della frazione di Bagno (a cui Civita appartiene) con le statue dei rispettivi santi patroni: la processione attraversa ancora l’antico tracciato. Il triste terremoto del 2009 ha segnato anche questi luoghi: la torre campanaria dell’antica cattedrale di San Massimo è praticamente crollata, palazzi storici come Palazzo Oliva sono completamente lesionati, la fontana medioevale del borgo lasciata all’incuria. Il recupero della memoria storica passa anche attraverso il recupero di questi monumenti: perderli significa perdere anche la nostra identità.

Commenti

  1. Brava Sonia….un lavoro di grande “amore” per la propria martoriata e bellissima terra ! Ti abbraccio

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